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sabato 22 febbraio 2014

Test per le Intolleranze Alimentari

"Siamo quello che mangiamo" sembra una frase fatta quasi banale, uno di quei concetti che riteniamo ovvi, acquisiti, eppure in generale i comportamenti alimentari sembrano non essere coerenti con questa "banalità"; oggi vanno molto di moda i finanziamenti, i pagamenti rateali, e siamo disposti ad indebitarci per anni pure di avere il telefonino di ultima generazione, la tv in tutte le camere della casa, le scarpe firmate, etc., ma per ciò che riguarda l'alimentazione l'imperativo è risparmiare, spendere il meno possibile. Con questo non voglio dire che sia sbagliato cercare di risparmiare, ciò che non è corretto è spendere il meno possibile penalizzando la qualità; è tutta una questione di priorità. Dovremmo avere la piena consapevolezza che alimentarci in maniera corretta significherebbe fare grandi passi nel mantenimento di una buona salute e, quindi, comprendere che rinunciare a qualcosa di superfluo e concedersi eventualmente qualche sfizio in meno può spesso far sì che ci si possa permettere una maggiore attenzione alla qualità del nostro cibo e quindi alla nostra salute in generale.
Rispetto ad un secolo fa, l'alimentazione dell'uomo occidentale ha subito cambiamenti radicali; il benessere e il boom economico degli ultimi decenni
ha portato sulle nostre tavole un'enorme varietà di alimenti e da questo punto di vista si può dire che ciò è stato sicuramente positivo. Purtroppo però la frenesia del mondo moderno, che non ci permette più di dedicare il tempo necessario all'approvvigionamento e alla preparazione del nostro cibo, ci ha "costretti" a ripiegare sugli alimenti pronti, precotti, surgelati, inscatolati e quant'altro. Niente di male, se non fosse che il confezionamento degli alimenti presuppone che essi siano stati additivati di sostanze chimiche per la conservazione, l'insaporimento, l'abbellimento, e già, perché anche l'occhio vuole la sua parte; allora la frutta nei banchi dei supermercati deve essere tutta più o meno delle stesse dimensioni, non deve avere nemmeno una macchia e i colori devono essere vivi e luccicanti. Ma veramente crediamo che la natura possa fornirci tutto ciò bell'e pronto? O ci rendiamo conto che è frutto di mistificazioni e ottenuto grazie ad additivi chimici il più delle volte dannosi per la nostra salute. Vent'anni fa gli additivi chimici permessi negli alimenti erano ottantacinque, oggi sono più di millequattrocento la maggior parte dei quali mai testati sull'uomo!


Di seguito la lista degli additivi permessi negli alimenti, per alcuni dei quali non vi è l'obbligo della menzione in etichetta:


Acidificanti: con lo scopo di incrementare l'acidità di un alimento, conferendogli un sapore più aspro.
Addensanti: per aumentare la viscosità di un prodotto alimentare; spesso utilizzati in creme, budini e gelati.
Agenti di carica: attività volumizzante senza apportare modifiche significative al valore energetico del cibo additivato.
Agenti di resistenza: per rendere o mantere compatti i tessuti dei frutti o degli ortaggi.
Agenti di rivestimento: vengono applicati alla superficie esterna di frutta e verdura conferendo un aspetto brillante, intanto fungono da agenti protettivi.
Agenti di trattamento delle farine: per migliorare la resa e la qualità delle farine in cottura.
Agenti lievitanti: liberano gas aumentando il volume di un impasto.
Amidi modificati: amidi alimentari che subiscono più trattamenti chimici o fisici (es. sbiancamento).
Antiagglomeranti: per ridurre la tendenza di particelle che si vuole rimangano separate senza che aderiscano l'una con l'altra.
Antiossidanti: per impedire l'ossidazione (es. irrancidimento dei grassi) e la variazione di colore.
Antischiumogeni: impedire o ridurre la formazione di schiuma.
Coloranti: conferire un determinato colore a un alimento o esaltare il colore naturale.
Conservanti: per prolungare la conservazione degli alimenti rallentando il processo di deterioramento provato dai batteri.
Correttori di acidità: per regolare il pH di un alimento, modificandone l'acidità o la basicità.
Edulcoranti: utilizzati soprattutto, ma non solo, nei prodotti dietetici a basso contenuto di calorie con lo scopo di dolcificare.
Emulsionanti: per formare e mantenere omogenea una miscela composta da elementi fra loro non miscibili (es. acqua e olio).
Esaltatori di sapidità: per esaltare il sapore di un alimento (es. glutammato di sodio).
Gas di imballaggio: vengono introdotti nel contenitore prima, durante o dopo l'inserimento di un alimento. Non è richiesta l'indicazione in etichetta, poiché sono considerati ingredienti.
Gas propellenti: per permettere la fuoriuscita di un prodotto alimentare da un contenitore (es. panna spray).
Gelificanti: per creare un gel che dia consistenza a un alimento.
Sali di fusione: utilizzati nei formaggi per disperdere le proteine e realizzare una distribuzione omogenea dei grassi e degli altri componenti.
Sequestranti: per formare complessi chimici con ioni metallici. Possono non essere menzionati in etichetta.
Stabilizzanti: per mantenere lo stato fisico-chimico di un prodotto alimentare, inclusa la sua colorazione.
Umidificanti: per impedire la disidratazione degli alimenti o promuovere la dissoluzione di una polvere in acqua.


Alcuni additivi alimentari hanno un ruolo importante, per esempio, sono necessari per quanto riguarda la conservazione; il problema sta come sempre nell'abuso o nell'uso indiscriminato per ottenere modifiche non indispensabili all'alimento. La domanda che ci si dovrebbe porre è se effettivamente sia inevitabile mistificare i gusti o addirittura i colori degli alimenti e se il gioco vale la candela, cioè se effettivamente vale la pena rischiare la proprio salute per modificare i cibi senza che ciò apporti alcun beneficio dal punto di vista nutrizionale. Ora, se per la maggior parte di questi elementi non c'è dato sapere, per mancanza di esperienza e riscontro, quali possono essere i danni a lungo termine sulla nostra salute, siamo invece certi dei loro effetti a breve termine rispetto all'equilibrio della flora fisiologica e all'integrità della mucosa intestinale. Basti pensare, solo per citare qualche esempio, all'anidride solforosa (E220), presente nella birra, nei succhi di frutta, nella frutta secca, nel vino, nelle marmellate, è un ottimo conservante e sbiancante ma è sicuramente tossico e nocivo nei confronti dei batteri benefici; il nitrito di sodio (E250), aggiunto alle carni soprattutto a quelle conservate (salumi), per mantenere il colore rosso vivo, è pericolosissimo perché combinandosi con le ammine, sostanze presenti in quasi tutti i cibi e in molti farmaci, dà origine alle nitrosammine, note cancerogene; la nisina (E234), antibiotico usato soprattutto nei formaggi che, come tutti gli antibiotici, specialmente se assunti in piccole dosi, provoca lo sviluppo dei batteri antibiotico-resistenti e altera la flora batterica simbiotica intestinale.

Se poi, oltre a tutto ciò, considerassimo la presenza negli alimenti di veri e proprio veleni, non aggiunti in un secondo momento, ma utilizzati nei processi produttivi (disinfettanti industriali), nelle coltivazioni (erbicidi e pesticidi) o allevamenti (antibiotici), allora ci renderemmo conto che ogni giorno con l'alimentazione introduciamo elementi che continuamente e costantemente minano l'equilibrio della flora batterica e l'integrità della mucosa intestinale.


da "Intolleranze Alimentari" Dott. Alessandro Targhetta


Il Test per le Intolleranze Alimentari può aiutare ad eliminare temporaneamente quei cibi che, assunti quotidianamente, sono la causa inconsapevole di un continuo avvelenamento dalle conseguenze più varie: anche un semplice raffreddore può derivare da un'intolleranza alimentare. Togliere i "cibi velenosi" può aiutare il nostro organismo a tirare un respiro di sollievo, a pulirsi, a eliminare tossine e vera e proprio spazzatura accumulata nel nostro corpo. Ogni giorno ci laviamo, anche più volte, con docce eterne o veloci, con i più vari prodotti di bellezza, ma quando pensiamo a pulirci anche all'interno? Ricordiamoci che tutto quello che il nostro corpo non elimina attraverso le normali vie di evacuazione, lo farà uscire attraverso altre vie.